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Data Center Virtuali: cosa sono, come funzionano e perché crearne uno

07/01/2022
Data Center Virtuali: cosa sono, come funzionano e perché crearne uno
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Quando si pensa al concetto di data center spesso vengono in mente delle strutture aziendali anche molto estese nelle quali sono collocati dei server collegati ad una rete pubblica o privata, lo scopo di tali strutture  è generalmente quello di ospitare ambienti di sviluppo e produzione con cui devono essere eseguite delle applicazioni, forniti dei servizi ed elaborati dei dati.

Per questo motivo un data center completo dovrebbe mettere a disposizione tutto l’hardware e il software necessari per la connettività, la gestione dei carichi di lavoro, lo spazio di archiviazione, il trattamento dei dati, il deployment, la business continuity, la programmazione dei processi e la sicurezza.

Ma esiste un solo tipo di data center? Quali sono le alternative ad un’infrastruttura fisica?

Cosa sono i data center virtuali

Per estensione, con il termine data center si può indicare un centro di elaborazione dati comprendendo nella definizione anche i sistemi di alimentazione, raffreddamento e ventilazione dei dispositivi installati, i gruppi di continuità, i sistemi antincendio in dotazione nonché tutto il personale che presiede al loro funzionamento.

Non tutte le aziende hanno però l’esigenza di realizzare una struttura di questo tipo o la volontà di affrontare un investimento di questo genere, in diversi casi infatti potrebbe essere più utile e conveniente rivolgersi ad un servizio cloud di terze parti che metta a disposizione le risorse per l’infrastruttura di rete, lo storage e la capacità computazionale.

In quest’ultimo caso non si parla quindi di data center fisici ma di data center virtuali. La differenza più evidente tra le due configurazioni risiede nel fatto che i primi vengono implementati on-premise, cioè localmente, mentre i secondi sono accessibili tramite un fornitore di servizi, in modalità off-premise.

Con i data center virtuali sia l’hardware (router, switch, server, CPU, memoria RAM, controller…) che il software (web engine, database manager, firewall…) sono disponibili da remoto, quindi tutta la complessità dell’infrastruttura viene delegata al provider mentre l’utilizzatore può concentrarsi sul proprio progetto, la produttività e i processi di business.

Funzionamento dei data center virtuali

Nel caso di un data center virtuale ci troviamo in presenza di un servizio gestito o più tecnicamente di un servizio di tipo IaaS (Infrastructure as a Service) dove l’infrastruttura viene fornita appunto come servizio, tramite il cloud. A tal proposito abbiamo a disposizione tre diverse tipologie di configurazione attraverso cui realizzare un data center virtuale:
  • Cloud Pubblico: dove le risorse disponibili vengono condivise tra gli utilizzatori;
  • Cloud Privato: dove il fruitore ha un accesso esclusivo alle risorse;
  • Hybrid Cloud: per l’integrazione tra infrastrutture on-premise (fisiche) e off-premise (sul cloud) o tra cloud pubblico e privato.
La scelta tra una delle tre configurazioni precedentemente elencate dipende da diversi fattori, come per esempio le dimensioni dell’azienda, il budget che si desidera investire, la tipologia di attività svolta e le prospettive di crescita di un progetto. Indipendentemente dalla formula scelta esistono delle caratteristiche comuni che riguardano il funzionamento di tutti i data center virtuali che possono essere riassunte in due termini: flessibilità e scalabilità.

Per quanto riguarda la flessibilità, quando un utilizzatore  configura il data center virtuale tramite il proprio pannello di controllo può definire a priori e con un certo grado di libertà alcune impostazioni come:
  • la localizzazione del data center fisco su cui deve essere attivato quello virtuale;
  • il sistema operativo destinato ad ospitare le applicazioni, ad esempio Windows o Linux;
  • l'hypervisor per la virtualizzazione, come ad esempio Hyper-V o VMware;
  • il template dell’ambiente di lavoro, ad esempio una versione di Windows Server o una distribuzione Linux orientata ai data center (come CentOS, AlmaLinux o Ubuntu Server) e il software a corredo;
  • le risorse per l’elaborazione dei dati, lo storage e la connettività, come per esempio il numero di CPU virtuali, la quantità di memoria RAM, lo spazio disco e il volume del traffico di rete.
Il discorso riguardante le risorse è particolarmente importante perché ci permette di introdurre il tema della scalabilità.

Un ambiente di tipo on-premise è generalmente meno scalabile perché più rigido dell’alternativa basata sul Cloud, se il traffico da gestire aumenta, i dati da elaborare si moltiplicano e la loro elaborazione diventa più impegnativa, un eventuale adeguamento dell’infrastruttura potrebbe richiedere tempi anche molto lunghi, causare interruzioni di servizio e obbligare le aziende ad investimenti ingenti.

Nel caso dei data center virtuali, invece, le risorse possono essere incrementate o ridimensionate in modalità on demand e il pagamento avviene soltanto per quelle utilizzate (Pay-per-use). Gli aggiornamenti vengono effettuati direttamente dal provider, senza la necessità di una configurazione manuale da parte dell’utente, e le impostazioni scelte possono essere modificate in qualsiasi momento sulla base delle proprie esigenze.

Perché creare un data center virtuale

Le ragioni per le quali un data center virtuale può rappresentare la soluzione ideale per un professionista, un’azienda, una Pubblica Amministrazione o qualsiasi altro tipo di organizzazione sono differenti.

In parte abbiamo già citato il fatto che nel caso di un’infrastruttura cloud vengono a mancare gran parte degli oneri relativi alla gestione della complessità tecnica, si pensi ad esempio al fondamentale tema della sicurezza.

Il provider di un data center virtuale garantirà totale controllo su chi può accedere al datacenter fisico, svolgerà tutti i compiti relativi al monitoraggio contro le attività malevole, alla ridondanza e alla replicazione dell’hardware, alla riparazione dei guasti, al buon funzionamento dei sistemi antincendio e così via fino ad occuparsi anche, in base ad accordi specifici, della generazione dei backup automatici, dell’installazione degli aggiornamenti per gli antivirus o della totale gestione del data center virtuale del cliente. Tutte procedure impegnative che sarebbe necessario affrontare personalmente dovendo amministrare un’infrastruttura on-premise.

Un altro discorso importante riguarda l’ottimizzazione dei costi, se da una parte poter contare su un servizio gestito favorisce il focus sulla produttività permettendo di incrementarla, dall’altra disporre di risorse scalabili può determinare risparmi e ritorni di investimento consistenti.

Un e-commerce, ad esempio, non ha sempre bisogno della stessa quantità di risorse, vi saranno sicuramente periodi in cui il traffico e gli acquisti registrano dei picchi e altri in cui la partecipazione sarà meno intensa. Per questo motivo il fatto di poter modulare le risorse a seconda delle esigenze correnti rappresenta un’opportunità rilevante nell’impiego dei budget da consacrare all’infrastruttura.

E’ poi bene tenere conto del fatto che non sempre è possibile prevedere con certezza quale sarà l’esito di un progetto, ad esempio il lancio di una nuova applicazione o di un sito web, per questo motivo dotarsi di una configurazione on-premise in un momento in cui si ha a disposizione l'alternativa del cloud potrebbe essere sconsigliabile.

Se lo si desidera, con un data center virtuale si possono adottare  anche delle strategie conservative dal punto di vista del budget, decidendo di investire in ulteriori risorse soltanto quanto necessario, senza la necessità di acquistare hardware e software anche molto costosi che potrebbero essere sottodimensionati o sovradimensionati rispetto all’effettivo andamento di un’attività.

Se conforme ai requisiti di legge, un data center virtuale può essere utilizzato infine anche dalla Pubblica Amministrazione (o dai fornitori di servizi per la PA) e le piattaforme accreditate, come Cloud Pro di Aruba, sono presenti nel marketplace di AgID (Agenzia per l’Italia Digitale).

Un credito di 100 euro per testare i data center virtuali di Aruba

Aruba mette a disposizione 100 euro di credito gratuito per aiutare i clienti a provare i servizi cloud. Con questo credito è possibile attivare i vari servizi necessari per testare il funzionamento di un vero e proprio data center virtuale.