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Firma Digitale: gli scenari di una rivoluzione

13/11/2020
Firma Digitale: gli scenari di una rivoluzione
PMIPrivatiProfessionistiPubblica Amministrazione
La Firma Digitale si sta espandendo in nuovi contesti d'uso e la sua crescita è legata alla sicurezza ed all'efficienza della dimensione digitale.

Laddove per tradizione c’è una firma da apporre, l’innovazione consente oggi di migliorare il processo attraverso una Firma Digitale. I due tipi di firma assolvono a medesima finalità, ossia la sottoscrizione di un documento, ma agiscono in due dimensioni completamente differenti.

In particolare, entrambe le firme garantiscono i due pilastri cardine (validità legale riconosciuta e autenticità dell’identità) ma in più la firma digitale ne aggiunge un terzo: l'integrità del documento, ossia la certezza che il contenuto non possa più essere stato modificato ex-post.

Sulla base di questi tre assiomi viene a svilupparsi uno strumento di grande solidità, che cambia il concetto di “firma” eliminando tutti gli ostacoli che questa prassi imponeva da secoli. Definirla una rivoluzione sarebbe semplice, ma di fatto è ancora una rivoluzione in itinere che per il momento si sta esprimendo appieno soltanto in alcuni contesti.

Firma digitale: scenari d’uso

Ecco dunque aprirsi un vero e proprio mondo nuovo, spesso invisibile a quanti ancora non hanno compreso quanto una Firma Digitale possa rendersi utile in una molteplicità di contesti diventando valore tra le mani del suo autore. Una indagine Aruba condotta a metà 2020 ha fotografato quelli che sono gli scenari d’uso della Firma Digitale e ciò consente di comprendere quanta strada abbia fatto questo strumento negli ultimi anni ed in che direzione.

Scenari d'uso della Firma Digitale
I dati raccolti da Aruba mettono la Pubblica Amministrazione in vetta agli scenari nei quali la Firma Digitale ha attecchito con più capillarità: il 28% delle firme è oggi apposta su documenti della PA, a dimostrazione di quanto il lavoro di digitalizzazione in questo contesto abbia determinato effetti virtuosi anche all’esterno della PA stessa. Un secondo scenario di forte impatto è quello della sottoscrizione dei contratti, sempre più frequentemente redatti in forma digitale e firmati digitalmente per poter proseguire con una archiviazione digitale: è esattamente in questo passaggio che il cartaceo sfuma, perde di significato e consente una reale dematerializzazione del materiale documentale. Terzo scenario trainante è quello dell’edilizia e della sua ricca produzione di progetti e pratiche antecedenti e contestuali l’apertura dei cantieri: il comparto edile partorisce il 21% delle Firme Digitali apposte. Fuori da questo podio immaginario figurano le procedure gestionali aziendali (19%), la gestione delle fatture elettroniche (10%) ed una selva di altri contesti collaterali (10%).

Basta osservare con attenzione i numeri per comprendere come la penetrazione della Firma Digitale non sia tanto questione di maturazione dello strumento, quanto di assorbimento delle nozioni minime elementari. Insomma: chiunque abbia compreso cosa sia la Firma Digitale non può fare a meno di dotarsi di quanto necessario per poterne approfittare, risparmiando tempo e denaro in una molteplicità di occasioni.

Ciò sarà chiaramente esaltato dai mesi di lockdown e diventerà una vera e propria prassi nell’immediato futuro: è soprattutto ora che il distanziamento è fondamentale, ma sarà soprattutto poi che la rapidità nell’espletare certe pratiche sarà fondamentale per cavalcare l’onda del rilancio.

Totali certificati Firma Digitale in Italia

Non è certo un caso il fatto che la Firma Digitale Remota rappresenti la modalità di firma digitale prescelta nell’80% dei casi. I numeri parlano da soli: a metà 2020 si erano già registrate 1,5 miliardi di Firme Digitali Remote in un solo semestre, un quantitativo che fotografa un fenomeno ormai pienamente consolidato e che dimostra quanto la possibilità di espletare pratiche da remoto rappresenti un elemento facilitante fortemente apprezzato.

Il semplice raziocinio dell’economia spiega il tutto sulla base del fatto che uno strumento più efficiente sia destinato ad avere la meglio su uno strumento omologo, ma di minor efficienza. I tempi di questa sostituzione sono dettati semplicemente dalla curva di apprendimento. Gli italiani che sono già passati alla Firma Digitale non torneranno indietro, nel frattempo nuovi scenari d’uso saranno coinvolti ed i numeri aumenteranno esponenzialmente nei mesi a venire.

Chi (impresa, cittadino o professionista) non vorrebbe avere strumenti più efficienti, semplici ed a minor costo a propria disposizione? C’è da starne certi: chiunque ci metterebbe la “firma”.