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Quel tesoretto è una truffa: occhio alle app che comprano e svendono SMS

03/08/2022
Quel tesoretto è una truffa: occhio alle app che comprano e svendono SMS
PrivatiProfessionisti
C'è un piccolo grande tesoretto all'interno dell'abbonamento telefonico mobile di ognuno di noi: un certo quantitativo di SMS che, il più delle volte, va completamente "sprecato" poiché inutilizzato. A fine mese ci si trova dunque ad aver consumato parte dei propri GB di traffico, parte dei propri minuti di chiamata, ma spesso e volentieri si avanza quasi completamente il proprio pacchetto di SMS incluso (a volte anche disponibile senza limiti).
C'è chi ha pensato di sfruttare questo residuo attraverso app che mettono insieme gli SMS inutilizzati per costruire dei pacchetti da vendere, così che possano essere utilizzati da società che rivendono servizi di messaggistica aziendale, con modalità non conformi alla legislazione vigente.

Tale pratica infatti rappresenta un abuso. Ogni operatore di connettività ed ogni operatore telefonico prevede finalità e limiti specifici di utilizzo, qualcosa che l’acquirente sottoscrive in fase di stipula del contratto di vendita o di abbonamento: occorre ottemperare a tali regole in modo chiaro, poiché in caso contrario viene a configurarsi un profilo di illecito con rischi per ambo le parti in causa.

Cash4SMS, la bocciatura AGCOM

Il fenomeno si è fatto tanto importante da richiedere un intervento diretto dell'Autorità Garante nelle Comunicazioni. L'Authority ha segnalato il fenomeno rilevando come "tali applicazioni, riconducibili a società prive di un titolo abilitativo per fornire servizi di comunicazione elettronica in Italia, consentono agli utenti finali di servizi mobili e personali di cedere, dietro compenso, gli SMS non utilizzati nell’ambito delle offerte sottoscritte con i rispettivi operatori.
Tali quantitativi di SMS sono poi utilizzati dalle medesime società per servizi di messaggistica aziendale che le stesse forniscono con modalità non conformi alla legislazione vigente, nonché alle delibere dell’Autorità
".
Il meccanismo è chiaro, insomma: l’utente vende all’app i propri SMS inutilizzati e chi organizza il sistema rivende a sua volta questi pacchetti ad altri utenti interessati ad acquisirne in quantità.
L’app configura una mediazione nella vendita, insomma, e benché l’utente potrebbe ingenuamente pensare di poter fare ciò che vuole dei propri SMS, la realtà è invece del tutto differente.

L’AGCOM fa i nomi (qui) delle app bloccate, così che l’azione sia da monito e da esempio per ulteriori tentativi similari: da Cash4SMS a SimCash.io, passando per Coinbox ed SMSCashback, tutti siti web oggetto di accertamenti che hanno portato all’inibizione dell’accesso agli indirizzi (URI e IP) ed ai rispettivi siti Web proprietari.

Non solo viene utilizzato un sistema di comunicazione secondo scopi non previsti dagli accordi tra fornitore e utente (dunque con un abuso diretto dei termini di utilizzo del servizio), ma il tutto viene anche perpetrato al di fuori di qualsiasi normativa sulle comunicazioni.
La violazione del contratto tra privato e azienda può portare all'annullamento dello stesso con eventuali conseguenze legali ulteriori, mentre l'azione al di fuori delle autorizzazioni dell'Autorità può generare interventi come il blocco dell'app (così come accaduto ad inizio luglio con l'azione dell'AGCOM contro una decina di app responsabili). Il rischio primo è quello di trovarsi la SIM bloccata proprio in correlazione all’utilizzo distorto che è stato acconsentito con l’uso consapevole di queste app: gli SMS non sono un pacchetto disponibile per qualunque utilizzo né, tantomeno, è possibile cederlo a terzi per scopi differenti da quelli delle comunicazioni personali dell’utente.

Meglio non cedere alla tentazione

La vendita di pacchetti di SMS a prezzo stracciato attraverso app non autorizzate può forse consentire un piccolo guadagno, ma al tempo stesso si identifica come un conclamato illecito che mette a rischio tanto l’app, quanto l’utente che ne fa uso. Stessa cosa per chi rivende questi SMS, il cui utilizzo è spesso legato a campagne pubblicitarie massive: inevitabilmente si dovranno potenzialmente pagare le conseguenze per eventuali condotte truffaldine o per eventuale spam di cui si siano macchiati gli SMS messi a disposizione del sistema.

Chi offre un modo per monetizzare quegli SMS “avanzati” a fine mese, insomma, sta compiendo con cognizione di causa una azione dolosa e truffaldina.
Saperlo significa evitare di farsi ingannare: evitare di vendere pacchetti di SMS a questi servizi consente di restare alla larga da possibili gravose corresponsabilità e da rischi connessi alla privacy; chi utilizza tali applicazioni mette a disposizione il proprio numero di telefono per l’invio degli SMS “ceduti”, che sarà visualizzato in chiaro dai destinatari.

Il continuo monitoraggio da parte di AGCOM, Aruba e gli altri Operatori permette di bloccare queste ed eventuali nuove applicazioni.