Magazine

Migrare il data center aziendale in cloud, vantaggi e opportunità

22/05/2020
Migrare il data center aziendale in cloud
PMIProfessionisti
L’economia globale e il business d’impresa viaggiano sempre più veloci; per non perdere il passo, le aziende si affidano sempre più al cloud, in ogni sua forma.

La “nuvola” gioca un ruolo determinante e si pone come la principale piattaforma per poter erogare servizi IT agili e scalabili. Secondo le analisi di IDC, già tre CIO su quattro hanno scelto di adottare un approccio "cloud first" o "cloud also" per supportare le nuove iniziative di business delle proprie aziende.
Un terzo dei CIO italiani considera il cloud come imprescindibile per il raggiungimento degli obiettivi di trasformazione digitale.
L’indagine degli analisti rivela come, nel biennio 2019-2020, i tre più importanti investimenti in nuove tecnologie riguarderanno proprio il cloud infrastrutturale (35% dei rispondenti), i Big Data Analytics (35%) e le applicazioni cloud (32%).

I ritmi sostenuti dell’innovazione impongono alle organizzazioni un approccio olistico nei confronti delle tecnologie tradizionali ed emergenti. Per esempio, le aziende si stanno spostando verso architetture cloud e serverless per implementare l'intelligenza artificiale in contesti sempre più ampi e abbattere le barriere geografiche e operative. Una volta progettata e costruita l’infrastruttura è il momento del passaggio alla migrazione vera e propria.

Ma come affrontare la migrazione in totale sicurezza?

L'ambiente IT all’interno delle aziende sta cambiando rapidamente e, di conseguenza, i CIO devono affrontare una serie di importanti sfide. Vent’anni fa, le applicazioni e i dati erano memorizzati su singoli computer. Oggi, le applicazioni, i servizi e le infrastrutture in cloud stanno trasformando processi e modelli aziendali. La trasformazione del cloud ha ribaltato quello che un tempo era un ecosistema prevedibile e strettamente controllato.

Migliorare la produttività dei dipendenti e accelerare la standardizzazione delle piattaforme e delle procedure in azienda è oggi un compito fondamentale ma, al tempo stesso, complesso.
In tutto questo, i CIO hanno un importante compito da svolgere: cercare, riconoscere e adottare le tecnologie che consentono di semplificare le operazioni aziendali e di mantenere l'azienda competitiva, risparmiando al contempo notevoli quantità di tempo e denaro.

In un ideale percorso di Cloud Transformation, i CIO e i team IT devono affinare le attività di collaborazione, un particolare che sembra essere stato recepito. Non solo, creatività, l'innovazione e la comunicazione devono coinvolgere tutta l’azienda. Proprio la capacità di condividere può rappresentare la chiave del successo delle imprese. Pensiamo alle idee e alle conoscenze che, se condivise, potrebbero aumentare l'efficienza, ridurre i costi, aumentare le vendite e ridurre il tasso di abbandono dei clienti. La collaborazione è il fulcro delle aziende innovative moderne e i CIO devono garantire che le loro scelte tecnologiche incoraggino e semplifichino la collaborazione a tutti i livelli.

La migrazione e il supporto dei provider

Fatte salve le dinamiche legate al provider e al supporto hardware e software prescelto, convertire servizi o applicazioni da on premise a cloud prevede una serie di step graduali. Ed è lavorando passo passo che è possibile garantire la sicurezza e la continuità dei servizi; non bisogna dimenticare che le attività di migrazione comprendono passaggi critici e molto delicati, dato che includono lo spostamento di parti di infrastruttura e di processi vitali per le imprese.
Anche per questo motivo la scelta del provider cloud è strategica e influenza senza ombra di dubbio il futuro delle attività che saranno intraprese dal cliente.

Perché spostare il data center aziendale in cloud?

Le ragioni che portano alla migrazione di una intera infrastruttura, includono il livello di servizio e di esperienza che il cloud provider può garantire. Taluni provider, magari particolarmente vantaggiosi sotto il profilo economico, non sono in grado di erogare servizi di qualità. Da non sottovalutare, poi, i Service Level Agreement (SLA), strumenti contrattuali con i quali si definiscono le metriche di servizio che dovranno essere rispettate da un fornitore di servizi nei confronti dei clienti. Parliamo di norme e obblighi contrattuali fondamentali e stringenti.

In altri casi, la migrazione è determinante per garantire il necessario equilibrio geografico in termini di distribuzione dei dati, oppure per non rischiare il cosiddetto vendor lock-in.

Di fatto, oggi, buona parte dei cloud provider utilizza differenti tecnologie e architetture, spesso senza rendere pubblici i dettagli completi della struttura o quelli relativi alla progettazione degli ambienti. Proprio per questi motivi si parla di lock-in, un forte legame di dipendenza dal provider, tale per cui il cliente si trova vincolato al proprio fornitore cloud per via del gran numero di possibili problematiche che si potrebbero presentare durante la migrazione di dati, servizi e applicazioni.

Un ragionamento diverso si impone quando si tratta di migrare le applicazioni, dato che, in molti casi, le tecnologie che utilizzano i service provider non sono le stesse, dettaglio che rende molto complessa una migrazione senza soluzione di continuità.
Applicazioni ottimizzate e personalizzate per essere eseguite su specifiche piattaforme mal sopportano il cambiamento di condizioni operative e la modifica delle variabili d’ambiente. Secondo la prassi abituale l’applicazione dovrà essere programmata e personalizzata nuovamente, per soddisfare i requisiti tecnologici del nuovo provider.

Il Private Cloud

Quando conviene scegliere il private cloud anziché un data center tradizionale? In sintesi, il cloud privato è una infrastruttura di cloud computing che condivide caratteristiche di affidabilità e scalabilità con il mondo del cloud pubblico. Tuttavia, diversamente da quest’ultimo, in un cloud privato le risorse hardware sono interamente dedicate a una singola organizzazione o utente.

In questa logica, servizi di private cloud possono essere acquistati da un fornitore terzo, che si occuperà di riservare le risorse al cliente, senza ospitarvi altre istanze.
L’intera struttura può essere manutenuta e controllata attraverso un pannello di gestione, che offre al cliente possibilità di intervento immediato e la modifica granulare delle impostazioni.

Se ben implementato, il private cloud consente di ottimizzare i carichi di lavoro, semplificando il provisioning / deprovisioning e automatizzando le procedure ordinarie e più ripetitive. È così possibile creare e gestire dinamicamente nuove VM, in funzione delle attività e senza dover richiedere l’intervento del provider.
La migrazione del DC on premise nel private cloud porta dunque notevoli vantaggi in termini di gestione e automazione. A questo si aggiunge la maggiore sicurezza e resilienza di una infrastruttura professionale manutenuta da esperti all’interno del data center del provider.

L’intera infrastruttura può dunque crescere facilmente, adattandosi alle necessità di business. Non solo, i costi ricorsivi e gli addebiti sono soggetti a specifici meccanismi di quantificazione che permettono di tenere sotto controllo le spese per l’impresa e pianificare il TCO nel medio periodo.