Dal rumore al valore: i data center come infrastruttura strategica per il Paese
28/01/2026
EnterprisePMIPubblica Amministrazione
Negli ultimi anni i data center sono entrati stabilmente al centro del dibattito sull’evoluzione digitale dell’Italia: la crescita del cloud, l’esplosione dei carichi legati all’Intelligenza Artificiale e l’attenzione sempre maggiore verso la sovranità del dato hanno reso queste infrastrutture un elemento chiave per la competitività economica, la continuità dei servizi e la resilienza dei sistemi digitali. Come evidenzia il Politecnico di Milano, all'interno dei risultati della ricerca dell'Osservatorio Data Center, all’aumento dell’interesse non sempre corrisponde una reale capacità di trasformare le intenzioni in progetti concreti. La sfida oggi non è più parlare di sviluppo, ma governarlo, spostando l’attenzione dal "rumore" generato dagli annunci al valore prodotto dalle infrastrutture effettivamente realizzate.
Un mercato in espansione, sempre più complesso
I dati dei trend in Italia fotografano un settore in crescita: nel 2025 la potenza IT installata ha raggiunto i 609 MW, con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente: si tratta di un segnale positivo, che conferma l’attrattività del Paese e la solidità della domanda. Allo stesso tempo, però, l’Osservatorio invita a superare una lettura semplificata del mercato: oggi parlare di “data center” al singolare è riduttivo, coesistono, infatti, modelli, carichi di lavoro e requisiti profondamente diversi.
In particolare, la spinta dell’AI introduce discontinuità significative rispetto ai modelli tradizionali di cloud ed enterprise computing. Cambiano le densità di potenza, le architetture hardware, le esigenze di raffreddamento e i profili di consumo energetico. Scelte che devono essere prese in fase di progettazione e che condizionano l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura. In un contesto in cui la tecnologia evolve più rapidamente dei tempi di costruzione, la capacità di pianificare con una visione di lungo periodo diventa un fattore critico.
Investimenti: tra aspettative e realtà
Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’Osservatorio riguarda il divario tra investimenti annunciati e investimenti effettivamente realizzati. Nel triennio 2023-2025, a fronte di 10,5 miliardi di euro stimati, gli investimenti concretizzati si fermano a 7,1 miliardi, pari al 68%. Un dato che non segnala un rallentamento del settore, ma mette in luce le difficoltà strutturali che ancora ostacolano la trasformazione dei piani in cantieri operativi.
Da un lato pesano iter autorizzativi complessi e poco uniformi che rallentano l’avvio dei progetti e scoraggiano approcci improvvisati, dall’altro l’incertezza tecnologica – accentuata dall’evoluzione rapida dei carichi AI – porta molti operatori a rivedere le scelte progettuali in corso d’opera. Il risultato è un mercato che cresce, ma che richiede competenze industriali mature, capacità finanziaria e una profonda conoscenza del contesto normativo ed energetico.
Energia e rete: il nodo centrale dello sviluppo
Il tema energetico emerge come il vero discrimine tra sviluppo sostenibile e crescita solo teorica. Nel 2025 le richieste di connessione alla rete di alta tensione hanno superato complessivamente i 60 GW, un valore che non riflette la reale capacità di realizzazione dei progetti. Questo fenomeno evidenzia la necessità di meccanismi più efficaci per allineare le richieste di potenza a iniziative concrete, evitando congestioni e distorsioni che rallentano l’intero sistema.
In questo scenario, l’energia non è solo una voce di costo, ma un fattore abilitante. La disponibilità di infrastrutture di rete adeguate, la possibilità di accedere a fonti rinnovabili e l’integrazione tra data center e sistemi energetici locali diventano elementi decisivi per attrarre investimenti di qualità e garantire continuità operativa nel tempo.
Sostenibilità come leva industriale
La sostenibilità non è più un tema accessorio, ma una componente strutturale della progettazione dei nuovi data center. L’Osservatorio evidenzia una crescente attenzione verso l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, l’adozione di sistemi di raffreddamento a circuito chiuso per ridurre il consumo idrico e il recupero di aree brownfield, con effetti positivi anche sul territorio.
Parallelamente, la complessità dei nuovi carichi di lavoro spinge verso soluzioni tecnologiche flessibili, capaci di combinare raffreddamento ad aria e liquid cooling, adattandosi a esigenze operative diverse senza compromettere affidabilità ed efficienza. In questo senso, la sostenibilità diventa una leva industriale: migliora la resilienza delle infrastrutture, riduce l’impatto ambientale e rafforza il rapporto tra data center e comunità locali.
Dal potenziale alla maturità del settore
Il quadro tracciato dall’Osservatorio Data Center 2026 restituisce l’immagine di un settore in evoluzione, che ha superato la fase dell’entusiasmo iniziale ed entra in una stagione di maggiore maturità. L’Italia dispone di tutte le condizioni per rafforzare il proprio ruolo nello scenario europeo, ma la direzione è chiara: servono progetti solidi, governance efficace e una visione che integri tecnologia, energia e sostenibilità.
Solo così il sistema dei data center potrà passare definitivamente dal rumore degli annunci al valore delle infrastrutture che sostengono, ogni giorno, l’economia digitale del Paese.